venerdì 13 settembre 2013

Io, Zagor e Toninelli - 2

La miniera insanguinata 

Cari amici,
dopo il buon riscontro ricevuto dal precedente pezzo in cui ho inaugurato, con la collaborazione di Marcello Toninelli, il viaggio nelle avventure toninelliane via via ripubblicate sullo Zagor di Repubblica, eccoci al secondo appuntamento. Sul suo blog, Toninelli ha rilevato un segreto di bottega incredibile, di cui non aggiungo altro se non l'invito, per chi ancora non l'avesse fatto, a leggerselo qui
Di seguito trovate l'intervista in cui Marcello Toninelli rivela curiosità e considerazioni varie su La miniera insanguinata (ZG 212/214), storia ristampata nei numeri 82 e 83 di Zagor Collezione Storica a Colori.
Zagor Collezione Storica n. 82
Toninelli ricorda...
Quest'avventura è stata affidata a Gallieno Ferri e, senza entrare nel merito di alcune polemiche successive, quando hai visto il lavoro finito ti sei sentito soddisfatto?
Non ricordo con esattezza cosa pensai all'epoca vedendo l'interpretazione che Ferri aveva dato del mio testo. Sicuramente molte cose mi erano piaciute (una per tutte, come aveva interpretato la figura del Pequot). C'è un'unica riflessione che ricordo con esattezza di aver fatto. Una volta di più, mi resi conto che quando si scrive bisogna sempre tener conto delle caratteristiche del disegnatore (anche se non sapevo mai a chi finiva in mano ogni singola sceneggiatura. Ma, in fondo, all'epoca a Zagor ce n'erano tre soli), per non chiedergli quello che non può dare.
Faccio un esempio che non riguarda me né Ferri, tanto per spiegarmi meglio: la serie Il Cosacco che appariva su uno dei settimanali dell'Eura era disegnata da Casalla, autore efficace ed empatico ma assolutamente incapace di rappresentare gradevoli figure femminili. La storia invece richiedeva spesso donne addirittura bellissime. Lo sceneggiatore Wood, evidentemente consapevole dei limiti del disegnatore, ci metteva una pezza descrivendole ogni volta in didascalia. L'effetto poteva risultare straniante, ma almeno il lettore capiva il senso esatto della vicenda.
Da allora non ho più commesso simili errori, né con Ferri né con gli altri disegnatori della serie.
In questo racconto hai riproposto un cattivo di nolittiana memoria (nel pezzo di Palumbo l'identità del personaggio è dichiarata), ma preferirei invece che ti soffermarsi sul Pequot, villain di tua invenzione...
Come ho scritto sul mio blog, Un'impresa disperata è una storia piuttosto macchinosa, di cui non sono molto contento. Adesso. All'epoca, ovviamente, la soddisfazione di lavorare su Zagor faceva passare in secondo piano qualsiasi altra considerazione. Comunque, anche rileggendola dopo tanto tempo, ci sono cose di cui sono soddisfatto. Una è proprio il personaggio del Pequot. Mi sembrò allora, e mi sembra tuttora, un nemico significativo, gelido, un po' alieno, diverso dagli avversari abituali di Zagor, sicuramente più "passionali". Confesso che rileggere la scena della cattura di Cico, che non ricordavo, mi ha sorpreso ed emozionato.
Nella vicenda inizia a delinearsi uno dei tuoi punti di forza: l'attenzione al realismo, seppure nei canoni classici dell'avventura, ti permette di toccare i temi scottanti della Frontiera. Avevi già una documentazione sull'Ovest americano?
Sì, certo, nella mia sterminata documentazione (oggi sostituita all'80% da Internet, ma all'epoca indispensabile sia per uno sceneggiatore che, soprattutto, per un disegnatore) c'erano già molti volumi sul West, sui cowboy, i fuorilegge... e soprattutto sulle tribù indiane. Molti altri li ho acquistati mano a mano che andavo avanti con la produzione zagoriana. In essi cercavo sia informazioni che rendessero più “credibili” le mie storie, sia spunti per nuove avventure.
Come evidenzia Angelo Palumbo nel paragrafo Dice il saggio, l'avventura evidenzia una certa carica sanguinosa, tutt'altro che disprezzata dal soprascritto. Quali erano i punti di riferimento a cui hai attinto? Il western all'italiana, il cinema di Peckinpah, tra l'altro a sua volta mutuato dai nostri spaghetti-western, o altro?
Spiacente, ma non so davvero da dove venisse. Credo che sia stata una cosa "spontanea". E, rileggendo oggi la storia, devo dire che sono meravigliato di tanta truculenza! Non me la ricordavo proprio. Non saprei neppure dire se l'avevo messa in sceneggiatura con questa evidenza, o se si sia trattato di un'interpretazione "esagerata" di Ferri non abituato al mio modo di scrivere. Peccato non aver conservato una copia di quelle sceneggiature!

Zagor Collezione Storica n. 83

Dice il saggio...
Il pezzo seguente, come la volta scorsa, è tratto dallo Zagor Index 201-300 (Paolo Ferriani Editore) ed è stato redatto con la consueta precisione da Angelo Palumbo.

Il ritorno di Marcello
Gelsomino e Serafino: il primo pacioso e più giovane,
il secondo con una lunga barba bianca
Seconda prova zagoriana di Marcello Toninelli, per la prima volta in coppia con il creatore grafico dello Spirito con la Scure. Come avvenuto per la sua storia d’esordio,Toninelli si volge al recupero di personaggi degli anni Sessanta: figure minori ma molto care ai lettori di vecchia data e ai collezionisti. In questo caso, lo sceneggiatore riesuma quasi per intero il cast di Sfida allo spazio (ZG 27/28), una frizzante avventura di Nolitta & Ferri: i due ingenui fraticelli Gelsomino e Serafino, che vivono in un eremo sito su un alto picco, e il pistolero guercio One Eyed Jack, che aveva già concesso il bis in una storia di Nolitta e Donatelli, Prigioniero (ZG 37/38). Il ritorno di personaggi del genere, spesso dimenticati, è un’iniziativa lodevole, in quanto rende più organica e compatta la serie; ma è anche rischiosa, perché rischia di snaturarli. Nel caso di personaggi minori, il rischio è minimo, ma comunque presente. 

La storia
OEJ
Il soggetto dell’episodio è molto realistico, forse un po’ troppo per i lettori zagoriani, da sempre abituati a tematiche ben più fantasiose. Inoltre, lo spunto degli indiani costretti a lavorare in miniera è piuttosto classico: anche una delle primissime avventure di Zagor ruotava su questo argomento. Tuttavia, Toninelli è riuscito a impreziosire la trama con tanti piccoli colpi di genio nella sceneggiatura. Inoltre, è riuscito a sfruttare Zagor al meglio delle sue possibilità. L’eroe si sbizzarrisce infatti in incredibili prove di forza, abilità e intelligenza. Resterà per sempre scolpito nella memoria dei lettori il trucco con cui riesce a salvarsi dal mortale salto nel vuoto a cui lo costringono i suoi avversari (come anche l’espediente con cui libera Cico prigioniero di One Eyed Jack). Peccato che, successivamente, lo Zagor di Toninelli avrebbe perso queste caratteristiche. Comunque, in questa storia, lo sceneggiatore ha dimostrato una notevole inventiva e una buona professionalità, che gli hanno consentito di rendere interessante una vicenda non proprio esaltante.

I personaggi
Il lungo episodio è affollato di personaggi: magari non indimenticabili, ma comunque funzionali. Uno di questi è Smart Eel, un piccolo indiano molto simile al Kainaka della storia precedente e come lui abbastanza antipatico.  Il fatto che a breve distanza compaiano personaggi un po’ ripetitivi è un tipico inconveniente che si verifica quando a una serie lavorano più sceneggiatori. Degni di nota i Passamaquoddy di Otter Tail, dotati di un look un po’ truce, ma decisamente preziosi come alleati. La loro presenza ha conferito un carattere insolito alla terza parte della vicenda, che è caratterizzata da una quantità di violenza e morti ammazzati decisamente superiore alla media. Negli scontri a fuoco fra gli indiani e i banditi, il sangue scorre a fiotti, come nei film di Sam Peckinpah (il grande regista de Il mucchio selvaggio), e c’è un certo compiacimento nel mostrare gente crivellata dai proiettili. È un segno dei tempi che cambiano, ma ciò non toglie che ancora oggi la serie di *ZAGOR resti  una delle meno violente nel panorama bonelliano.
Il Pequot in un intenso primo piano di Gallieno Ferri

Il Pequot
Il personaggio più interessante dell’episodio è il Pequot, un indiano assai poco loquace ma molto astuto e pericoloso. È una sorta di Tiger Jack al negativo. In questa storia ha un rilievo minore rispetto a One Eyed Jack, ma Toninelli deve averne intuito le notevoli potenzialità. Tanto è vero che, qualche anno dopo, incurante del fatto di aver liquidato il Pequot con una pallottola in fronte, lo ha resuscitato e da gregario lo ha trasformato in villain di prima forza.



  1. Il copyright delle immagini è naturalmente della Sergio Bonelli Editore.
  2. Le immagini scontornate dei personaggi sono state realizzate da Paolo Ferriani per illustrare lo Zagor Index 201-300.

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