domenica 29 dicembre 2013

Io, Zagor e Toninelli - 10,11, 12, 13, 14 e 15

Quinto appuntamento con il commento delle storie di Zagor scritte da Marcello Toninelli ristampate nel bel formato di Repubblica. A partire dall'avventura Zagor contro Zagor la serie si avvale della sua prima ristampa (per fortuna, in versione rivista e corretta): com'è ormai noto, quella edita dalla Bonelli (TuttoZagor) aveva cessato le pubblicazioni con il numero 235, con l'avventura Il marchio dell'infamia. Tra l'altro, seppur conosciamo in gran parte chi siano gli sceneggiatori, ora il loro nome verrà definitivamente ufficializzato. Tutte le schede, da cui ho tratto alcuni stralci (con delle modifiche qua e là), sono state pubblicate nello Zagor Index 201-300
Buona lettura.


Zagor Collezione Storica numeri (da sinistra a destra)  92, 93, 94


Zagor contro Zagor


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Uno Zagor per nemico
Toninelli ha costruito una storia che mescola abilmente lo stile narrativo un po’ naïf  dello Zagor anni Sessanta con quello maturo degli anni Settanta. Inoltre ha recuperato un nemico storico apparso nell’avventura I due sosia (*ZAGOR 4/5): Olaf Botegosky, il sosia dell’eroe ideato da Ferri nel periodo in cui scriveva anche i testi. L'uomo è stato utilizzato magistralmente, grazie a un dirompente effetto sorpresa. Toninelli, all’inizio, ha abilmente nascosto l’identità del personaggio coinvolto nel complotto ordito dal capitano Macrae, ma soprattutto non ci ha mostrato il momento in cui il sosia si è sostituito a Zagor. Quindi, possiamo immaginare lo straniamento dei lettori quando, non sapendo che ad agire fosse Botegosky, hanno visto lo Spirito con la Scure aggredire brutalmente i suoi amici Kiowa. All’autore va riconosciuto l’indubbio merito di aver realizzato una situazione di notevole impatto emotivo.

Cinismo & utopia
L’avventura, oltre a un aspetto puramente dinamico, si arricchisce di profonde sfumature etico-razziali. A sottolineare la sua intensità è opportuno riportare l’interessante scambio di vedute tra il tenente Savery, il capitano Macrae e Zagor. Dice il tenente: Andiamo, Zagor! Voi sapete meglio di me che gli indiani hanno una concezione di vita troppo diversa dalla nostra perché sia mai possibile una reale integrazione tra noi e loro! Il capitano aggiunge: Anch’io credo che le insanabili differenze tra le due razze porteranno, attraverso scaramucce, velleitarie rivolte o vere e proprie guerre, all’estinzione dei pellerossa… Ribatte il tenente: Già… e tutto questo costerà intanto migliaia di vite umane: soldati, trapper, mercanti e pacifici coloni cadranno sotto i colpi degli indiani. Da un punto di vista freddamente logico, sarebbe auspicabile effettuare subito una massiccia offensiva contro il popolo rosso! Eliminati gli indiani verrebbero eliminati questi problemi! A questo punto, indignato, interviene l’eroe, con un discorso che è un compendio di tutta la sua filosofia: Io continuo a credere che si possa vivere fianco a fianco con gli indiani… e per fare in modo che ciò si realizzi, sono pronto a battermi contro ogni nemico della pace… compresi i sostenitori di ciniche teorie che, nascondendosi dietro pretese verità scientifiche, dimenticano il diritto che ogni essere umano ha di vivere!
Winter Snake

I discorsi dei due ufficiali rivelano una concezione della vita che non si discosta poi molto da quella teorizzata dai gerarchi nazisti sulla purezza della razza e che si contrappone alla concezione di pacifica convivenza ambita da Zagor

Winter Snake? Un amico!
Nell’avventura ritorna un personaggio di notevole spessore: Winter Snake, il fiero capo dei Kiowa apparso per la prima volta ne La marcia della disperazione (*ZAGOR 112/116) come nemico sui generis dell’eroe. Come auspicato al termine di quell’epica avventura, lui e Zagor sono ora amici. Ma anche in questa storia, il rapporto tra i due scivola, per colpa di cinici uomini bianchi, sul terreno dell’equivoco e dell’inganno. Zagor però, in virtù della sua generosa lealtà, riesce in seguito a ottenere la fiducia di Winter Snake: d’ora in poi saranno costantemente l’uno al fianco dell’altro come difensori dei diritti del popolo rosso. Toninelli, a parer mio, con Winter Snake ha realizzato una buona interpretazione del fiero personaggio. 

Agguato all'alba


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Conflitti generazionali
Questa ennesima storia realizzata da Toninelli ha un incipit discretamente interessante, basato sui conflitti generazionali e sul confronto fra opposte visioni della vita. Da una parte c’è chi preferisce chiudersi nei confronti del mondo esterno con la speranza che ciò serva a conservare i valori di unità della famiglia; dall’altra c’è chi crede giustamente allo studio e quindi nella cultura come unica forma di emancipazione dall’ignoranza e dallo sfruttamento.

Un'esile trama gialla
Il racconto, nel proseguo, scende però notevolmente di tono. L’esilità della trama gialla è infatti mascherata da deboli colpi di scena e anche la rivelazione finale è totalmente insoddisfacente e poco appagante. L’autore senese ha voluto riallacciarsi allo *ZAGOR delle primissime storie nolittiane, senza però riuscire ad eguagliarne la freschezza narrativa.

La morte nell'aria


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Gas AV-710
L’introduzione nella saga di *ZAGOR di un’arma di sterminio avveniristica rispetto al periodo in cui si svolgono le avventure del personaggio (tra il 1830 e il 1840) è decisamente intrigante e mostra la volontà di Toninelli di creare delle situazioni di estremo pericolo, che mettano in luce le capacità dell’eroe di venirne a capo. Purtroppo, lo sceneggiatore tende a circoscrivere la vicenda intorno ad avvenimenti minimi, che finiscono per smorzare le potenzialità del racconto. Il cattivo della storia, il sergente Marmaras, vuole semplicemente approfittare dell’invenzione di Verybad (il Gas AV-710) per impadronirsi delle paghe di tutta la guarnigione di Fort Bend, senza intuire la possibilità di vendere la terribile arma a qualche potenza straniera o a dei criminali con scopi molto più devastanti. La vicenda, quindi, si risolve in un frettoloso inseguimento, pur se insolito, a dei criminali che, tra l’altro, riescono continuamente a beffare l’eroe.

Verybad

Il diabolico Verybad
Inoltre, la caratterizzazione del professor Verybad è più seriosa (anche se Toninelli non lo stravolge) mentre quella nolittiana era più parodistica.

Futuro apocalittico
Nel racconto, per fortuna, non mancano dei momenti felici, in particolare nelle scene in cui Zagor insegue i sui avversari con una maschera antigas.  Insinuano nell’animo un’angosciante sensazione di straniamento e in esse troviamo una dirompente descrizione di un possibile futuro apocalittico (ciò che accadde nella Prima Guerra Mondiale, in cui fu fatto un uso massiccio di gas antiuomo, è tristemente noto). Inoltre, è anche apprezzabile la scelta di inquadrature verticali che, grazie alla regia di Toninelli, Donatelli rende con molta efficacia. 



Il battello degli uomini perduti


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Un viaggio simbolico
Un’avventura fluviale realistica e quasi minimalista. Toninelli, in questa occasione, preferisce non cimentarsi con le tematiche epiche del capolavoro nolittiano Odissea americana — il rischio di rimetterci nel confronto era quasi inevitabile —, ma opta su argomenti più in linea con le sue corde di scrittore. Il racconto è anche un viaggio simbolico nell’animo umano, nei diversi caratteri che, messi dinanzi a delle responsabilità, mostrano l’autenticità delle loro personalità. È il caso dell’alcolizzato Oscar Pronzini, il quale non esita ad abbandonare i compagni pur di soddisfare il suo bisogno di whisky; egli dovrà subire la dura e sacrosanta reprimenda di Zagor, ma da quell’esperienza ne uscirà un uomo nuovo che, con ammirevole ostinazione, saprà riconquistare la fiducia dell’eroe e soprattutto riprendersi la dignità perduta.

La cultura dei Vigilantes
La storia è anche una condanna alla cultura dei vigilantes. La River Patrol, guidata dal bieco O’Bannion, utilizza metodi mafiosi e vuole sostituirsi alle autorità governative imponendo un regime di morte e paura contro chiunque tenti di ribellarsi. Per fortuna, sulla sua strada ha trovato uomini come Zagor e Greg, che hanno nell’animo lo stesso limpido sogno di libertà.

Un'avventura corale
Il piano che metterà fine all’esistenza della River Patrol viene però escogitato da uno dei comprimari, Kaplan, e non dall’eroe: una scelta magari non felicissima, ma che evidenzia il desiderio di Toninelli di esaltare il carattere corale dell’avventura. Tuttavia, spetterà a Zagor togliere di mezzo il bieco O’Bannion: un segno inequivocabile dell’importanza che ogni eroe deve avere all’interno di un racconto d’avventura.

Banack, l'eroe scnosciuto
La figura di Banack, invece, resta tutto sommato in secondo piano: la sua presenza è certo funzionale alla riuscita dell’impresa dei nostri eroi, ma purtroppo non vengono chiarite a sufficienza le situazioni che hanno portato alla nascita di un’amicizia così solidale tra lui e Zagor.

Terra maledetta


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Un'avventura psicologica
Marcello Toninelli, con questa storia, raggiunge vertici creativi notevolissimi, coniugando avventura psicologica e ambientazioni fantastiche in maniera esemplare, un po’ come fece Nolitta in Odissea americana (*ZAGOR 87/89). I personaggi introdotti dall’autore senese sono  vivisezionati e approfonditi con un lirismo intenso ed evocativo. All’interno della compagnia teatrale di Lon Darnel troviamo un piccolo microcosmo di caratteri: Lon è un uomo colto e privo di pregiudizi, che ha saputo capire il dramma di Bush (un ragazzo portato da elementi senza scrupoli sulla cattiva strada, come nell'omonima canzone cantata da Fabrizio De André, scritta insieme a Francesco De Gregori) e gli ha dato, attraverso l’arte, una nuova possibilità di riscatto. È significativo che Zagor, anch’egli consapevole del dramma del giovane, rivolgendosi a un tipaccio sputasentenze dica: Chiudi il becco, grandissimo idiota, quel ladro è solo un povero ragazzo impaurito… e sono stati gli imbecilli privi di sensibilità come te, a renderlo così timoroso! Questa frase mette in luce uno degli aspetti della complessa personalità dell’eroe: Toninelli evidenzia come lo Spirito con la Scure non sia un banale castigamatti, ma un uomo che, prima di condannare, sa interrogarsi sui perché delle azioni. Anche lo sceriffo Trevor è un personaggio ricco di umanità, non uno di quegli uomini di legge in cerca di un colpevole qualsiasi da dare in pasto all’opinione pubblica. Egli pagherà con la morte il suo irraggiungibile desiderio di verità: uno dei tanti oscuri uomini di legge che, nell’anonimato, si sacrificano per un sempiterno ideale di giustizia. 

In un mondo da incubo!
L’avventura è anche e soprattutto un viaggio in un luogo dove la natura ha seguito un’evoluzione al di fuori delle regole conosciute, come nel romanzo Un mondo perduto di Arthur Conan Doyle (il creatore del detective Sherlock Holmes). In un’atmosfera da incubo, attraverso una terra popolata da terribili creature, il gruppo di uomini è costretto a convivere con un angosciante e opprimente senso di impotenza e imminente tragedia. La narrazione, infatti, ha il ritmo dell’epos omerico, dove i sopravvissuti restano segnati ineluttabilmente dal tragico destino che ha portato via molti dei loro compagni di avventura. Da notare, inoltre, l’omaggio a un’avventura di Flash Gordon nelle sequenze della folle cavalcata che i nostri eroi compiono in groppa a una sorta di struzzi preistorici, segnalato già nello Speciale Zagor di Collezionare (scritto da Burattini, Manetti e Monti) a pagina 11.

 I guerrieri della città sepolta


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Città perdute
Le città nascoste sono un patrimonio letterario lasciatoci da scrittori come Henry Rider Haggard e Edgar Rice Burroughs, che ci hanno narrato, ad esempio, delle immaginifiche Kaloon e Kor il primo e di Opar il secondo. In quelle città perdute incontriamo principesse bellissime e crudeli, uomini ammaliati dal loro perfido fascino, gioielli favolosi… Toninelli, però, non ha saputo sfruttare al meglio un argomento così ricco di spunti avventurosi, limitandosi a imbastire una trama in cui tutto è giocato su un intrigo familiare poco interessante. In questa storia, tra l’altro, mancano anche quegli aspetti di esotismo che, nella stessa saga zagoriana, sono stati sfruttati con risultati discreti ne La città nascosta (*ZAGOR 50/51), di Melloncelli e Donatelli, e addirittura eccezionali in Agli ordini dello zar (*ZAGOR 125/128), di Nolitta e Donatelli. L’avventura toninelliana, inoltre, è debole nella caratterizzazione del villain di turno e dei comprimari, che in effetti sono abbastanza ordinari e indeterminati nelle psicologie.

lunedì 2 dicembre 2013

Io, Zagor e Toninelli - 4, 5, 6, 7, 8 e 9

Dopo l'intuizione di Marcello Toninelli di fare delle sue memorie zagoriane un libro, ho deciso di riprendere l'iniziativa, raccogliendo, in appuntamenti a cadenza mensile, più avventure in un unico post.
Però, come potete immaginare, non troverete più le mini interviste a Toninelli, ma ci saranno sempre degli stralci tratti dagli Zagor Index (in questo caso il 201-300), con aggiunta di curiosità e aggiornamenti ove fosse necessario... Buona lettura.


Zagor Collezione Storica, numeri (da sinistra a destra)  85, 86, 87, 89, 90 e 91


L’agguato del Mutante 


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo.

Il super criminale
Davvero appassionante questo episodio: Marcello Toninelli ha creato un villain degno della grande tradizione zagoriana. Con quei suoi inquietanti poteri e l’eccezionale caratterizzazione grafica di Bignotti, Skull può a buon diritto definirsi uno dei più riusciti avversari dello Spirito con la Scure. Pochi sono riusciti a mettere in difficoltà l’eroe come ha fatto lui. Non è semplicemente un criminale spietato: è anche un uomo dotato di un forte senso dell’onore. Non a caso, risparmia la vita a Zagor per riconoscenza e ha un rapporto di grande lealtà con i suoi complici, che non esita ad aiutare quando sono in difficoltà. Anche il confronto che Zagor ha con lui è piuttosto insolito. Sulle prime, l’eroe è quasi indeciso se combatterlo o compatirlo, visto che Skull rischia, per la sua diversità, di essere trasformato in una cavia da laboratorio. Solo dopo aver sperimentato i pericolosi poteri del criminale, decide di contrastarlo.
Skull

ESP
Skull non è certo un mostro dylandogghiano, visto che usa i suoi poteri per lucrare. Eppure, nel finale, fa quasi pena vederlo neutralizzato con quella maschera di legno. Skull è uno dei primi personaggi bonelliani classificabili come ESP (dotati cioè di poteri psichici) ed è sicuramente più affascinante dei tanti, troppi emuli che hanno invaso negli anni successivi le pagine degli albi a fumetti. Peccato che Toninelli non abbia più recuperato questo suo validissimo antagonista. Ci auguriamo che ci pensino gli attuali sceneggiatori di Zagor e che lo facciano tornare più agguerrito che mai.

La trama
L’autore ha costruito la trama in modo tutt’altro che lineare. L’ha infatti suddivisa in tre tronconi molto diversi fra loro. Nel primo Skull è protagonista assoluto. Nel secondo, invece, sembra uscire di scena e l’episodio prende uno sviluppo insolito, con Zagor trasformato in criminale (e i suoi metodi ingegnosi e acrobatici ricordano molto quelli di Diabolik). Questa fase dell’avventura è forse un po’ sottotono rispetto all’intelaiatura generale del racconto e appare quasi avulsa dalla prima. Ma nel terzo troncone i fili si riannodano e l’intelligenza di Zagor riesce ad avere la meglio sull’imbattibile Skull. È una struttura insolita, forse un po’ imperfetta ma molto intrigante e ha consentito all’autore di mescolare suggestioni di vario genere, che vanno dal racconto western tradizionale a quello fantastico di stampo supereroistico.

Zagor il grande
Anche stavolta, Toninelli ha saputo sfruttare al meglio i due protagonisti della serie. Ha creato delle divertenti gag per Cico (riportando ancora alla ribalta Trampy e recuperando l’attitudine del pancione ai travestimenti) e ha saputo interpretare alla perfezione il carattere problematico di Zagor. L’eroe appare pieno di dubbi ed è veramente insolito il fatto che, nella prima fase dell’avventura, arrivi a salvare la vita del suo avversario pur sapendo che questo lo metterà nei guai. Per lui, infatti, criminale o no, Skull è pur sempre un essere umano. Zagor si comporta realmente da ultimo paladino: a molti potrà non piacere questo suo modo di agire, ma è sempre meglio un eroe idealista come lui dei tanti personaggi cinici e privi di onore come Mc Ginley, pronti a sparare a tradimento per un pugno di dollari. Ma lo Zagor di questa avventura è anche determinato e pronto a tutto. Pur di raggiungere i propri scopi, non esita a rinunciare al suo nome e a trasformarsi prima in un saltimbanco e poi in un rapinatore. Esaltante il finale, in cui, con un incredibile sforzo di volontà, Zagor riesce a contrastare i poteri psichici di Skull e a batterlo.

Il ritorno di Satko 


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo.

Finisce la Silver age
Con questo interessante episodio di Toninelli e Donatelli si chiude definitivamente l’età argentea zagoriana. Da questo momento in poi, la qualità media delle avventure si abbasserà notevolmente e inizierà una graduale perdita delle caratteristiche tipiche dello Zagor classico. In particolare verrà meno lo spessore psicologico dei racconti e di rado vedremo Zagor in gran forma e pienamente protagonista come qui.

Ritorni incrociati
Satko
Dopo la parentesi innovativa dell’avventura precedente, Toninelli si cimenta ancora nel recupero di vecchi comprimari nolittiani. Sono addirittura due i ritorni orchestrati. Il primo – sicuramente il più interessante – è quello di Satko, il simpatico indiano acculturato comparso in una vivace avventura degli anni Sessanta (*ZAGOR 45/46). Toninelli non si è limitato a una ripresa statica del character: si è invece arrischiato a svilupparlo. In questo episodio scopriamo dunque che il giovane ha coronato la storia d’amore di cui fu protagonista anni prima e ha sposato la bella Linda Benson. Il bizzoso padre di lei ha purtroppo lasciato questa valle di lacrime, ma in compenso Satko e Linda hanno sfornato un simpatico marmocchio di nome Skipper. Il giovane Cherokee ha inoltre messo a frutto i suoi studi diventando avvocato: e non dei peggiori, visto che, per scagionare Zagor al processo, sfoggia un espediente tipico dei telefilm del più celebre collega Perry Mason. Toninelli si è dimostrato molto abile nel recupero del personaggio e, pur attenuandone gli aspetti scanzonati, ne ha mantenuto intatto lo spessore psicologico. Nella vecchia avventura di Nolitta, Satko si riprometteva di mettere la propria cultura al servizio del popolo rosso. In questa storia la promessa è stata mantenuta.

Spunti di riflessione
Non mancano validi motivi di riflessione. È ironico il finale, in cui scopriamo che Caulder ha orchestrato il suo piano criminoso per impadronirsi di una miniera d’argento che in realtà è prossima all’esaurimento. Ironico è anche il ruolo giocato dall’irascibile e tronfio Wertmann: dietro i suoi atteggiamenti da nazista ante litteram si cela solo un cattivo da operetta che crede di comandare, ma in realtà è manovrato. Questa esperienza gli insegnerà a non imbarcarsi più in imprese losche, come si è appreso nella storia che segna il suo ritorno (*ZAGOR 321/322). Significativa anche la figura del marshall di Cookeville: è un uomo onesto, ma eccessivamente ligio ai regolamenti. Inizialmente rifiuta di aiutare i Cherokee a fermare la distruzione di Hidden Wood, perché la foresta è fuori dalla sua giurisdizione. Ma, in seguito, le dure parole di Zagor gli fanno capire che non si può servire la giustizia limitandosi a estirpare le erbacce nel proprio orticello e ignorando che il resto del mondo sprofonda nel fango. Per combattere il male, spesso si deve uscire dai regolamenti: non a caso, in questa vicenda, Zagor agisce decisamente ai limiti della legalità. Il fine, talvolta, giustifica i mezzi. 

Duello ai grandi laghi 


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo.
Una curiosità: nell’edizione originale dello Zagor Index 201-300 il paragrafo sotto era intitolato Zagor come Ronaldo perché, nell’anno dell’uscita del volume, una quindicina di anni fa circa, il giocatore, allora interista, era senza dubbio uno dei campioni più forti del pianeta. Oggi, mi è parso opportuno aggiornare il campione di calcio a cui viene paragonato lo Spirito con la Scure: il caso vuole che il fuoriclasse portoghese del Real Madrid abbia lo stesso cognome del brasiliano Ronaldo. E, inoltre, portoghesi e brasiliani sono cugini!

Zagor come Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo
Davvero insolito questo episodio, in cui Zagor, momentaneamente esonerato dai suoi compiti di giustiziere di Darkwood, viene acquistato come giocatore straniero dalla nazionale di Baggatiway dei Winnebago. È decisamente interessante vederlo impegnato in un gioco di squadra anziché in un duello o una scazzottata. D’altro canto, Toninelli ci mostra in questa vicenda un volto sconosciuto degli indiani, che, nella realtà storica erano molto amanti del gioco. La disciplina sportiva in cui si misura il nostro eroe era realmente praticata (e lo è tuttora) dalle tribù delle foreste del nord (Winnebago, Chippewa, Fox e altre ancora). È conosciuta soprattutto con il nome di Lacrosse (da Prairie Lacrosse, sede del raduno annuale dei Winnebago dopo le cacce invernali) ed è un gioco molto rude, le cui regole consentono l’uso della violenza per sottrarre la palla agli avversari. Non a caso, nell’avventura viene definito Il piccolo fratello della guerra. Toninelli si è ben documentato in questa vicenda, anche se, per esigenze di spettacolarità, ha fatto utilizzare ai Winnebago due racchette anziché una (come nella realtà).

Troppo breve
L’avventura è decisamente ben costruita, anche se un soggetto così originale avrebbe meritato uno sviluppo di più ampio respiro. I principali difetti dell’episodio sono infatti costituti dalla sua brevità e dalla presenza di una parte centrale un po’ noiosa, che ha tolto spazio alle ben più emozionanti scene della partita di Lacrosse. Mancano inoltre comprimari accattivanti e le figure che compaiono svolgono dei ruoli abbastanza convenzionali. Unica eccezione il Colonnello Steenway, che è un personaggio decisamente riuscito, vista la sua saggia decisione di risolvere una contesa territoriale con una pacifica (o quasi) competizione sportiva. Al di là dei suoi difetti, l’avventura è comunque interessante: sicuramente una delle più singolari di questo periodo.

Inizia la metamorfosi
Anche in questa storia, come in quella del Profeta, Cico ha un ruolo molto importante e addirittura risolutivo. Tuttavia, il pancione si trova ad agire separato da Zagor e viene sostituito al fianco dell’amico da una spalla decisamente in gamba ma abbastanza antipatica, il forzuto indiano Hoowak. È questa una caratteristica delle storie di Toninelli che prenderà sempre più piede e che si accompagnerà al progressivo ridursi del peso di Cico. Nell’episodio, anche l’eccezionalità di Zagor riscontrata nelle precedenti storie di Toninelli inizia gradatamente a ridimensionarsi: tant’è vero che, per ben due volte, l’eroe deve essere salvato da Hoowak.

Le foreste del grande nord
Altro elemento interessante dell’avventura è nella sua ambientazione extra- darkwoodiana. Toninelli ha orchestrato una mini-trasferta dei nostri eroi in territori lontani e questo gli ha consentito di far incontrare a Zagor tribù mai viste in precedenza. Bignotti gli è stato per l’occasione un validissimo supporto, data la notevole abilità che ha nel ricreare col suo pennello la magia delle grandi foreste. Anche l’avventura successiva avrà la stessa ambientazione.

L’invulnerabile


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo. 

Il crollo
Dopo le ottime prove degli esordi, Toninelli ha un improvviso crollo e realizza una delle sue peggiori avventure. È una storia concepita male: la principale regola per uno sceneggiatore che orchestra il ritorno di un vecchio personaggio dovrebbe essere quella di non snaturarne il carattere e le funzioni. Inoltre, ogni autore dovrebbe tener presente che un comprimario utilizzato in precedenza in un contesto realistico rischia di non funzionare a dovere se riproposto in una trama fantastica. Nel recuperare l’interessante figura di Eskimo (creato da Nolitta nell’episodio dei numeri 78/79), Toninelli non ha tenuto conto di queste regole non scritte e ha stravolto il personaggio, trasformandolo in una sorta di supercriminale con tanto di mantello.

Un ritorno mal condotto
Eskimo
Ancor più infelice è il modo in cui il ritorno è stato gestito. Eskimo fa una breve apparizione ad avventura ormai inoltrata e, cosa assurda, non ha nessun confronto con Zagor. In seguito, i due si ignorano per quasi tutta la storia e si affrontano solo nelle ultime pagine (quelle guarda caso un tantino più interessanti). Anziché puntare sulla figura di Eskimo, Toninelli ha messo in primo piano la banale rivolta da lui capeggiata e il tentato eccidio ai danni della guarnigione del forte: un tema decisamente ripetitivo, se si pensa che anche la precedente vicenda (a cui questa si ricollega) ruota sullo stesso argomento. È evidente il tentativo di Toninelli di miscelare le atmosfere dei romanzi di James Fenimore Cooper ambientati fra le tribù del Grande Nord con quelle supereroistiche, ma il cocktail è stato mal dosato. Il risultato è un’avventura noiosa al novanta per cento e deludente per il restante dieci per cento.

Zagor perde colpi
Anche la caratterizzazione di Zagor subisce un’improvvisa sterzata. L’eroe perde i suoi attributi eccezionali e carismatici per diventare una sorta di anonimo frontier man. Non sappiamo se Toninelli abbia sviluppato questa tendenza per gusto personale o perché influenzato da Canzio e Sclavi. Sta di fatto che, in questo episodio, lo Spirito con la Scure appare incredibilmente fiacco. Nella sequenza iniziale basta una botta in testa a metterlo fuori combattimento per due giorni. Per una settantina di pagine si lascia trattare da schiavo senza abbozzare la minima ribellione. Quando poi si decide a scappare, gli ci vogliono quasi dieci pagine per mettere al tappeto un avversario di mezza tacca. In una scena successiva viene abbattuto come un fringuello mentre vola fra gli alberi e deve essere salvato dal suo nuovo alleato. Caratteristiche del genere vanno bene per Mister No, concepito a tavolino come una persona normale, ma non per un eroe come Zagor, che deve infondere sicurezza nel lettore. Ma, anche in questo caso, non si può scaricare su Toninelli tutta la colpa. Sarebbe bastato che qualcuno in redazione gli avesse fatto notare il difetto e lui lo avrebbe eliminato. Invece non è accaduto.

I pregi
Qualche elemento positivo di questa storia va posto in rilievo. In primo luogo, è apprezzabile il fatto che l’episodio sia strettamente legato al precedente. In pratica, le due storie costituiscono una breve saga canadese del nostro eroe. È in fondo un recupero in scala ridotta dei viaggi nolittiani dello Spirito con la Scure. Tra l’altro, lo spostamento a nord ha consentito a Toninelli di proporre con una certa cura didascalica altre tribù che precedentemente non si erano viste nella collana: gli Athabaska, i Montagnais e i Wapiskat. Ben curati anche i disegni di Donatelli, che con il suo segno agile ha almeno mantenuto valida la resa grafica dell’avventura.

Le cinque piume


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo.

Zagor si riprende
Dopo il terribile smacco del ritorno di Supermike, lo Spirito con la Scure torna in buona forma in questa insolita avventura scritta da Marcello Toninelli. Sembra quasi che l’episodio (il cui titolo è preso parzialmente in prestito dal film Le quattro piume, diretto da Zoltan Korda nel 1939) sia stato scritto apposta per far dimenticare i due precedenti. Infatti, se lì Zagor appariva più fiacco che mai, qui recupera carisma e vigore. Merito soprattutto dell’ambientazione dell’avventura, il raduno dei trapper, che consente all’eroe di mettere in mostra le sue doti di tiratore, picchiatore e persino di detective.

Giallodarkwood
L’aspetto più interessante della vicenda è costituito dalla trama gialla. Nolitta, per gusto personale, ha sfruttato poco il giallo nella serie: ritiene infatti che le storie di detection penalizzino l’azione, che in una storia a fumetti deve invece essere predominante. Eppure, questo filone funziona piuttosto bene in *ZAGOR e, negli anni Novanta, sarebbe stato efficacemente sfruttato da Moreno Burattini in alcune avventure di grande valore. Lo stesso Toninelli ha dimostrato in questo episodio come si possano ben coniugare giallo e avventura. Del resto, la trama intreccia all’indagine altre tematiche: la rivalità fra i cacciatori di pellicce e la triste storia di Clyde.

Pietà per l’assassino
L’assassino delle cinque piume, anche se in tono minore, ricalca figure come l’Avvoltoio e il tagliatore di teste Hakaram, comparsi rispettivamente negli *ZAGOR 22/23 e 191/194. Come loro, infatti, Almos insegue la vendetta dopo che le persone più care gli sono state strappate da mani assassine. Tuttavia, a differenza di quei villain, non ha sfogato la sua rabbia alla cieca, ma ha fatto precedere la sua vendetta da una lunga e accurata ricerca dei colpevoli. È in fondo una figura interessante e, non a caso, nel finale muore in maniera nobile, salvando, sia pure involontariamente, lo Spirito con la Scure

Viaggio nella paura


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Storia e leggenda
Beau Whyndam
George Catlin in un autoritratto
Marcello Toninelli ha ormai consolidato la sua posizione di sceneggiatore principale di *ZAGOR. L’elemento base su cui il Nostro ha costruito il racconto è riconducibile allo storico viaggio di Lewis e Clark. Nell’introduzione al volume Oltre la Frontiera (*Oscar Mondadori, maggio 1994), che raccoglie i primi cinque episodi della Storia del West di Gino D’Antonio, Alvise Zentani scrive: Il 14 maggio 1804, Lewis e Clark partirono da Saint Louis in un pomeriggio piovoso. […] In due anni esplorarono un territorio immenso, incontrando tribù appena conosciute, allora, come gli Oto, gli Omaha, i Missouri. […] Scoprirono fiumi, catene di montagne, cascate, arrivando fino alle terre degli Shoshone e poi, dopo aver attraversato la Bitterroot Valley, a quelle dei Nez Percez e delle Teste Piatte. […] E alla fine, dopo aver percorso 7689 miglia, raggiunsero l’Oceano Pacifico: il loro viaggio (costato soltanto 38.722 dollari e 25 centesimi), aprendo la strada del West, avrebbe cambiato la storia degli Stati Uniti. Partendo da questo spunto iniziale, Toninelli ha imbastito una lunga saga on the road e nel primo albo ha anche introdotto elementi leggendari e misteriosi come i Burial Mound (furono addirittura studiati dal presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson), sconfinando nel soprannaturale. In questa fase, il disegnatore Donatelli ha ricreato una notevole atmosfera spettrale; spiccano le tre vignette verticali di pagina 77, che zoomano verso il lettore: una scelta grafica di notevole effetto e assoluta modernità.

Beau Whyndam
Georgette Heyer
Per fare una buona storia, però, non basta la documentazione, ci vogliono soprattutto dei personaggi interessanti. Qui lo sceneggiatore senese ha dato il meglio delle sue capacità creative, introducendo delle figure rimaste nella memoria dei lettori. Il protagonista del racconto è Lord Richard Whyndam detto Beaumutuato da Toninelli, come ha rivelato nella rubrica postale di *DIME PRESS 13, da un romanzo di Georgette Heyer, Beau Wyndham. Una curiosità: al contrario del personaggio della scrittrice inglese, Toninelli ha volutamente inserito, nel cognome del suo coprotagonista, la h dopo l’iniziale W. Il Nostro, durante il viaggio, viene a conoscenza della sfaccettata realtà della Frontiera e finisce per innamorarsi degli immensi, affascinanti spazi che si aprono davanti ai suoi occhi. Beau, all’inizio, è il solito nobile europeo che arriva nel West americano alla ricerca di emozioni puramente epidermiche; in seguito, invece, condividerà con i suoi amici le sofferenze e la durezza della vita di Frontiera, ma soprattutto, nel periodo di convivenza con i Mandan, cederà al fascino della cultura indiana e sposerà addirittura la bella Kee-Noah, con la totale rinuncia all’agiatezza nobiliare. Del resto, anche il personaggio
Jules Verne

letterario della Heyer compie un suo viaggio – pur se non epico come quello del Whyndam toninelliano – e, dopo aver vissuto per giorni accanto a un’eccentrica ragazza, verrà indotto a rivedere la sue idee sul matrimonio, che solo poco tempo prima rifiutava con sarcasmo e ironia. 

Da Verne a Catlin
L’avventura è costruita secondo una struttura a episodi, che riuniti compongono un unico affresco narrativo. Il collegamento delle varie sottotrame, oltre al succitato romanzo della Heyer, è fornito da quello scritto da Jules Verne: Il giro del Mondo in ottanta giorni. Inoltre, nella prima vignetta di pagina 70 dell’albo Naufragio sul Missouri, c’è un rimando a un quadro realizzato dal pittore del West George Catlin che, durante le sue peregrinazioni nell’Ovest, visitò anche i Mandan.