lunedì 2 dicembre 2013

Io, Zagor e Toninelli - 4, 5, 6, 7, 8 e 9

Dopo l'intuizione di Marcello Toninelli di fare delle sue memorie zagoriane un libro, ho deciso di riprendere l'iniziativa, raccogliendo, in appuntamenti a cadenza mensile, più avventure in un unico post.
Però, come potete immaginare, non troverete più le mini interviste a Toninelli, ma ci saranno sempre degli stralci tratti dagli Zagor Index (in questo caso il 201-300), con aggiunta di curiosità e aggiornamenti ove fosse necessario... Buona lettura.


Zagor Collezione Storica, numeri (da sinistra a destra)  85, 86, 87, 89, 90 e 91


L’agguato del Mutante 


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo.

Il super criminale
Davvero appassionante questo episodio: Marcello Toninelli ha creato un villain degno della grande tradizione zagoriana. Con quei suoi inquietanti poteri e l’eccezionale caratterizzazione grafica di Bignotti, Skull può a buon diritto definirsi uno dei più riusciti avversari dello Spirito con la Scure. Pochi sono riusciti a mettere in difficoltà l’eroe come ha fatto lui. Non è semplicemente un criminale spietato: è anche un uomo dotato di un forte senso dell’onore. Non a caso, risparmia la vita a Zagor per riconoscenza e ha un rapporto di grande lealtà con i suoi complici, che non esita ad aiutare quando sono in difficoltà. Anche il confronto che Zagor ha con lui è piuttosto insolito. Sulle prime, l’eroe è quasi indeciso se combatterlo o compatirlo, visto che Skull rischia, per la sua diversità, di essere trasformato in una cavia da laboratorio. Solo dopo aver sperimentato i pericolosi poteri del criminale, decide di contrastarlo.
Skull

ESP
Skull non è certo un mostro dylandogghiano, visto che usa i suoi poteri per lucrare. Eppure, nel finale, fa quasi pena vederlo neutralizzato con quella maschera di legno. Skull è uno dei primi personaggi bonelliani classificabili come ESP (dotati cioè di poteri psichici) ed è sicuramente più affascinante dei tanti, troppi emuli che hanno invaso negli anni successivi le pagine degli albi a fumetti. Peccato che Toninelli non abbia più recuperato questo suo validissimo antagonista. Ci auguriamo che ci pensino gli attuali sceneggiatori di Zagor e che lo facciano tornare più agguerrito che mai.

La trama
L’autore ha costruito la trama in modo tutt’altro che lineare. L’ha infatti suddivisa in tre tronconi molto diversi fra loro. Nel primo Skull è protagonista assoluto. Nel secondo, invece, sembra uscire di scena e l’episodio prende uno sviluppo insolito, con Zagor trasformato in criminale (e i suoi metodi ingegnosi e acrobatici ricordano molto quelli di Diabolik). Questa fase dell’avventura è forse un po’ sottotono rispetto all’intelaiatura generale del racconto e appare quasi avulsa dalla prima. Ma nel terzo troncone i fili si riannodano e l’intelligenza di Zagor riesce ad avere la meglio sull’imbattibile Skull. È una struttura insolita, forse un po’ imperfetta ma molto intrigante e ha consentito all’autore di mescolare suggestioni di vario genere, che vanno dal racconto western tradizionale a quello fantastico di stampo supereroistico.

Zagor il grande
Anche stavolta, Toninelli ha saputo sfruttare al meglio i due protagonisti della serie. Ha creato delle divertenti gag per Cico (riportando ancora alla ribalta Trampy e recuperando l’attitudine del pancione ai travestimenti) e ha saputo interpretare alla perfezione il carattere problematico di Zagor. L’eroe appare pieno di dubbi ed è veramente insolito il fatto che, nella prima fase dell’avventura, arrivi a salvare la vita del suo avversario pur sapendo che questo lo metterà nei guai. Per lui, infatti, criminale o no, Skull è pur sempre un essere umano. Zagor si comporta realmente da ultimo paladino: a molti potrà non piacere questo suo modo di agire, ma è sempre meglio un eroe idealista come lui dei tanti personaggi cinici e privi di onore come Mc Ginley, pronti a sparare a tradimento per un pugno di dollari. Ma lo Zagor di questa avventura è anche determinato e pronto a tutto. Pur di raggiungere i propri scopi, non esita a rinunciare al suo nome e a trasformarsi prima in un saltimbanco e poi in un rapinatore. Esaltante il finale, in cui, con un incredibile sforzo di volontà, Zagor riesce a contrastare i poteri psichici di Skull e a batterlo.

Il ritorno di Satko 


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo.

Finisce la Silver age
Con questo interessante episodio di Toninelli e Donatelli si chiude definitivamente l’età argentea zagoriana. Da questo momento in poi, la qualità media delle avventure si abbasserà notevolmente e inizierà una graduale perdita delle caratteristiche tipiche dello Zagor classico. In particolare verrà meno lo spessore psicologico dei racconti e di rado vedremo Zagor in gran forma e pienamente protagonista come qui.

Ritorni incrociati
Satko
Dopo la parentesi innovativa dell’avventura precedente, Toninelli si cimenta ancora nel recupero di vecchi comprimari nolittiani. Sono addirittura due i ritorni orchestrati. Il primo – sicuramente il più interessante – è quello di Satko, il simpatico indiano acculturato comparso in una vivace avventura degli anni Sessanta (*ZAGOR 45/46). Toninelli non si è limitato a una ripresa statica del character: si è invece arrischiato a svilupparlo. In questo episodio scopriamo dunque che il giovane ha coronato la storia d’amore di cui fu protagonista anni prima e ha sposato la bella Linda Benson. Il bizzoso padre di lei ha purtroppo lasciato questa valle di lacrime, ma in compenso Satko e Linda hanno sfornato un simpatico marmocchio di nome Skipper. Il giovane Cherokee ha inoltre messo a frutto i suoi studi diventando avvocato: e non dei peggiori, visto che, per scagionare Zagor al processo, sfoggia un espediente tipico dei telefilm del più celebre collega Perry Mason. Toninelli si è dimostrato molto abile nel recupero del personaggio e, pur attenuandone gli aspetti scanzonati, ne ha mantenuto intatto lo spessore psicologico. Nella vecchia avventura di Nolitta, Satko si riprometteva di mettere la propria cultura al servizio del popolo rosso. In questa storia la promessa è stata mantenuta.

Spunti di riflessione
Non mancano validi motivi di riflessione. È ironico il finale, in cui scopriamo che Caulder ha orchestrato il suo piano criminoso per impadronirsi di una miniera d’argento che in realtà è prossima all’esaurimento. Ironico è anche il ruolo giocato dall’irascibile e tronfio Wertmann: dietro i suoi atteggiamenti da nazista ante litteram si cela solo un cattivo da operetta che crede di comandare, ma in realtà è manovrato. Questa esperienza gli insegnerà a non imbarcarsi più in imprese losche, come si è appreso nella storia che segna il suo ritorno (*ZAGOR 321/322). Significativa anche la figura del marshall di Cookeville: è un uomo onesto, ma eccessivamente ligio ai regolamenti. Inizialmente rifiuta di aiutare i Cherokee a fermare la distruzione di Hidden Wood, perché la foresta è fuori dalla sua giurisdizione. Ma, in seguito, le dure parole di Zagor gli fanno capire che non si può servire la giustizia limitandosi a estirpare le erbacce nel proprio orticello e ignorando che il resto del mondo sprofonda nel fango. Per combattere il male, spesso si deve uscire dai regolamenti: non a caso, in questa vicenda, Zagor agisce decisamente ai limiti della legalità. Il fine, talvolta, giustifica i mezzi. 

Duello ai grandi laghi 


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo.
Una curiosità: nell’edizione originale dello Zagor Index 201-300 il paragrafo sotto era intitolato Zagor come Ronaldo perché, nell’anno dell’uscita del volume, una quindicina di anni fa circa, il giocatore, allora interista, era senza dubbio uno dei campioni più forti del pianeta. Oggi, mi è parso opportuno aggiornare il campione di calcio a cui viene paragonato lo Spirito con la Scure: il caso vuole che il fuoriclasse portoghese del Real Madrid abbia lo stesso cognome del brasiliano Ronaldo. E, inoltre, portoghesi e brasiliani sono cugini!

Zagor come Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo
Davvero insolito questo episodio, in cui Zagor, momentaneamente esonerato dai suoi compiti di giustiziere di Darkwood, viene acquistato come giocatore straniero dalla nazionale di Baggatiway dei Winnebago. È decisamente interessante vederlo impegnato in un gioco di squadra anziché in un duello o una scazzottata. D’altro canto, Toninelli ci mostra in questa vicenda un volto sconosciuto degli indiani, che, nella realtà storica erano molto amanti del gioco. La disciplina sportiva in cui si misura il nostro eroe era realmente praticata (e lo è tuttora) dalle tribù delle foreste del nord (Winnebago, Chippewa, Fox e altre ancora). È conosciuta soprattutto con il nome di Lacrosse (da Prairie Lacrosse, sede del raduno annuale dei Winnebago dopo le cacce invernali) ed è un gioco molto rude, le cui regole consentono l’uso della violenza per sottrarre la palla agli avversari. Non a caso, nell’avventura viene definito Il piccolo fratello della guerra. Toninelli si è ben documentato in questa vicenda, anche se, per esigenze di spettacolarità, ha fatto utilizzare ai Winnebago due racchette anziché una (come nella realtà).

Troppo breve
L’avventura è decisamente ben costruita, anche se un soggetto così originale avrebbe meritato uno sviluppo di più ampio respiro. I principali difetti dell’episodio sono infatti costituti dalla sua brevità e dalla presenza di una parte centrale un po’ noiosa, che ha tolto spazio alle ben più emozionanti scene della partita di Lacrosse. Mancano inoltre comprimari accattivanti e le figure che compaiono svolgono dei ruoli abbastanza convenzionali. Unica eccezione il Colonnello Steenway, che è un personaggio decisamente riuscito, vista la sua saggia decisione di risolvere una contesa territoriale con una pacifica (o quasi) competizione sportiva. Al di là dei suoi difetti, l’avventura è comunque interessante: sicuramente una delle più singolari di questo periodo.

Inizia la metamorfosi
Anche in questa storia, come in quella del Profeta, Cico ha un ruolo molto importante e addirittura risolutivo. Tuttavia, il pancione si trova ad agire separato da Zagor e viene sostituito al fianco dell’amico da una spalla decisamente in gamba ma abbastanza antipatica, il forzuto indiano Hoowak. È questa una caratteristica delle storie di Toninelli che prenderà sempre più piede e che si accompagnerà al progressivo ridursi del peso di Cico. Nell’episodio, anche l’eccezionalità di Zagor riscontrata nelle precedenti storie di Toninelli inizia gradatamente a ridimensionarsi: tant’è vero che, per ben due volte, l’eroe deve essere salvato da Hoowak.

Le foreste del grande nord
Altro elemento interessante dell’avventura è nella sua ambientazione extra- darkwoodiana. Toninelli ha orchestrato una mini-trasferta dei nostri eroi in territori lontani e questo gli ha consentito di far incontrare a Zagor tribù mai viste in precedenza. Bignotti gli è stato per l’occasione un validissimo supporto, data la notevole abilità che ha nel ricreare col suo pennello la magia delle grandi foreste. Anche l’avventura successiva avrà la stessa ambientazione.

L’invulnerabile


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo. 

Il crollo
Dopo le ottime prove degli esordi, Toninelli ha un improvviso crollo e realizza una delle sue peggiori avventure. È una storia concepita male: la principale regola per uno sceneggiatore che orchestra il ritorno di un vecchio personaggio dovrebbe essere quella di non snaturarne il carattere e le funzioni. Inoltre, ogni autore dovrebbe tener presente che un comprimario utilizzato in precedenza in un contesto realistico rischia di non funzionare a dovere se riproposto in una trama fantastica. Nel recuperare l’interessante figura di Eskimo (creato da Nolitta nell’episodio dei numeri 78/79), Toninelli non ha tenuto conto di queste regole non scritte e ha stravolto il personaggio, trasformandolo in una sorta di supercriminale con tanto di mantello.

Un ritorno mal condotto
Eskimo
Ancor più infelice è il modo in cui il ritorno è stato gestito. Eskimo fa una breve apparizione ad avventura ormai inoltrata e, cosa assurda, non ha nessun confronto con Zagor. In seguito, i due si ignorano per quasi tutta la storia e si affrontano solo nelle ultime pagine (quelle guarda caso un tantino più interessanti). Anziché puntare sulla figura di Eskimo, Toninelli ha messo in primo piano la banale rivolta da lui capeggiata e il tentato eccidio ai danni della guarnigione del forte: un tema decisamente ripetitivo, se si pensa che anche la precedente vicenda (a cui questa si ricollega) ruota sullo stesso argomento. È evidente il tentativo di Toninelli di miscelare le atmosfere dei romanzi di James Fenimore Cooper ambientati fra le tribù del Grande Nord con quelle supereroistiche, ma il cocktail è stato mal dosato. Il risultato è un’avventura noiosa al novanta per cento e deludente per il restante dieci per cento.

Zagor perde colpi
Anche la caratterizzazione di Zagor subisce un’improvvisa sterzata. L’eroe perde i suoi attributi eccezionali e carismatici per diventare una sorta di anonimo frontier man. Non sappiamo se Toninelli abbia sviluppato questa tendenza per gusto personale o perché influenzato da Canzio e Sclavi. Sta di fatto che, in questo episodio, lo Spirito con la Scure appare incredibilmente fiacco. Nella sequenza iniziale basta una botta in testa a metterlo fuori combattimento per due giorni. Per una settantina di pagine si lascia trattare da schiavo senza abbozzare la minima ribellione. Quando poi si decide a scappare, gli ci vogliono quasi dieci pagine per mettere al tappeto un avversario di mezza tacca. In una scena successiva viene abbattuto come un fringuello mentre vola fra gli alberi e deve essere salvato dal suo nuovo alleato. Caratteristiche del genere vanno bene per Mister No, concepito a tavolino come una persona normale, ma non per un eroe come Zagor, che deve infondere sicurezza nel lettore. Ma, anche in questo caso, non si può scaricare su Toninelli tutta la colpa. Sarebbe bastato che qualcuno in redazione gli avesse fatto notare il difetto e lui lo avrebbe eliminato. Invece non è accaduto.

I pregi
Qualche elemento positivo di questa storia va posto in rilievo. In primo luogo, è apprezzabile il fatto che l’episodio sia strettamente legato al precedente. In pratica, le due storie costituiscono una breve saga canadese del nostro eroe. È in fondo un recupero in scala ridotta dei viaggi nolittiani dello Spirito con la Scure. Tra l’altro, lo spostamento a nord ha consentito a Toninelli di proporre con una certa cura didascalica altre tribù che precedentemente non si erano viste nella collana: gli Athabaska, i Montagnais e i Wapiskat. Ben curati anche i disegni di Donatelli, che con il suo segno agile ha almeno mantenuto valida la resa grafica dell’avventura.

Le cinque piume


La scheda è stata redatta da Angelo Palumbo.

Zagor si riprende
Dopo il terribile smacco del ritorno di Supermike, lo Spirito con la Scure torna in buona forma in questa insolita avventura scritta da Marcello Toninelli. Sembra quasi che l’episodio (il cui titolo è preso parzialmente in prestito dal film Le quattro piume, diretto da Zoltan Korda nel 1939) sia stato scritto apposta per far dimenticare i due precedenti. Infatti, se lì Zagor appariva più fiacco che mai, qui recupera carisma e vigore. Merito soprattutto dell’ambientazione dell’avventura, il raduno dei trapper, che consente all’eroe di mettere in mostra le sue doti di tiratore, picchiatore e persino di detective.

Giallodarkwood
L’aspetto più interessante della vicenda è costituito dalla trama gialla. Nolitta, per gusto personale, ha sfruttato poco il giallo nella serie: ritiene infatti che le storie di detection penalizzino l’azione, che in una storia a fumetti deve invece essere predominante. Eppure, questo filone funziona piuttosto bene in *ZAGOR e, negli anni Novanta, sarebbe stato efficacemente sfruttato da Moreno Burattini in alcune avventure di grande valore. Lo stesso Toninelli ha dimostrato in questo episodio come si possano ben coniugare giallo e avventura. Del resto, la trama intreccia all’indagine altre tematiche: la rivalità fra i cacciatori di pellicce e la triste storia di Clyde.

Pietà per l’assassino
L’assassino delle cinque piume, anche se in tono minore, ricalca figure come l’Avvoltoio e il tagliatore di teste Hakaram, comparsi rispettivamente negli *ZAGOR 22/23 e 191/194. Come loro, infatti, Almos insegue la vendetta dopo che le persone più care gli sono state strappate da mani assassine. Tuttavia, a differenza di quei villain, non ha sfogato la sua rabbia alla cieca, ma ha fatto precedere la sua vendetta da una lunga e accurata ricerca dei colpevoli. È in fondo una figura interessante e, non a caso, nel finale muore in maniera nobile, salvando, sia pure involontariamente, lo Spirito con la Scure

Viaggio nella paura


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Storia e leggenda
Beau Whyndam
George Catlin in un autoritratto
Marcello Toninelli ha ormai consolidato la sua posizione di sceneggiatore principale di *ZAGOR. L’elemento base su cui il Nostro ha costruito il racconto è riconducibile allo storico viaggio di Lewis e Clark. Nell’introduzione al volume Oltre la Frontiera (*Oscar Mondadori, maggio 1994), che raccoglie i primi cinque episodi della Storia del West di Gino D’Antonio, Alvise Zentani scrive: Il 14 maggio 1804, Lewis e Clark partirono da Saint Louis in un pomeriggio piovoso. […] In due anni esplorarono un territorio immenso, incontrando tribù appena conosciute, allora, come gli Oto, gli Omaha, i Missouri. […] Scoprirono fiumi, catene di montagne, cascate, arrivando fino alle terre degli Shoshone e poi, dopo aver attraversato la Bitterroot Valley, a quelle dei Nez Percez e delle Teste Piatte. […] E alla fine, dopo aver percorso 7689 miglia, raggiunsero l’Oceano Pacifico: il loro viaggio (costato soltanto 38.722 dollari e 25 centesimi), aprendo la strada del West, avrebbe cambiato la storia degli Stati Uniti. Partendo da questo spunto iniziale, Toninelli ha imbastito una lunga saga on the road e nel primo albo ha anche introdotto elementi leggendari e misteriosi come i Burial Mound (furono addirittura studiati dal presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson), sconfinando nel soprannaturale. In questa fase, il disegnatore Donatelli ha ricreato una notevole atmosfera spettrale; spiccano le tre vignette verticali di pagina 77, che zoomano verso il lettore: una scelta grafica di notevole effetto e assoluta modernità.

Beau Whyndam
Georgette Heyer
Per fare una buona storia, però, non basta la documentazione, ci vogliono soprattutto dei personaggi interessanti. Qui lo sceneggiatore senese ha dato il meglio delle sue capacità creative, introducendo delle figure rimaste nella memoria dei lettori. Il protagonista del racconto è Lord Richard Whyndam detto Beaumutuato da Toninelli, come ha rivelato nella rubrica postale di *DIME PRESS 13, da un romanzo di Georgette Heyer, Beau Wyndham. Una curiosità: al contrario del personaggio della scrittrice inglese, Toninelli ha volutamente inserito, nel cognome del suo coprotagonista, la h dopo l’iniziale W. Il Nostro, durante il viaggio, viene a conoscenza della sfaccettata realtà della Frontiera e finisce per innamorarsi degli immensi, affascinanti spazi che si aprono davanti ai suoi occhi. Beau, all’inizio, è il solito nobile europeo che arriva nel West americano alla ricerca di emozioni puramente epidermiche; in seguito, invece, condividerà con i suoi amici le sofferenze e la durezza della vita di Frontiera, ma soprattutto, nel periodo di convivenza con i Mandan, cederà al fascino della cultura indiana e sposerà addirittura la bella Kee-Noah, con la totale rinuncia all’agiatezza nobiliare. Del resto, anche il personaggio
Jules Verne

letterario della Heyer compie un suo viaggio – pur se non epico come quello del Whyndam toninelliano – e, dopo aver vissuto per giorni accanto a un’eccentrica ragazza, verrà indotto a rivedere la sue idee sul matrimonio, che solo poco tempo prima rifiutava con sarcasmo e ironia. 

Da Verne a Catlin
L’avventura è costruita secondo una struttura a episodi, che riuniti compongono un unico affresco narrativo. Il collegamento delle varie sottotrame, oltre al succitato romanzo della Heyer, è fornito da quello scritto da Jules Verne: Il giro del Mondo in ottanta giorni. Inoltre, nella prima vignetta di pagina 70 dell’albo Naufragio sul Missouri, c’è un rimando a un quadro realizzato dal pittore del West George Catlin che, durante le sue peregrinazioni nell’Ovest, visitò anche i Mandan.





4 commenti:

  1. Un libro di Toninelli sulla sua esperienza zagoriana!? E' uno scoop, Giampiero! Di cose da raccontare ne avrà di certo. Resto in attesa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì è una bella iniziativa, quella di Toninelli. Marcello ne aveva dato notizia qualche settimana fa, annunciando di non proseguire la settimanale rubrica sul suo blog proprio perché intenzionato a pubblicare le sue memorie in un libro. Non so chi sarà l'editore, ma è probabile che venga edito dalla sua etichetta... Aspetteremo con pazienza!

      Elimina